#LORO torna al Teatro India di Roma

loro_india_barA un anno esatto dal suo debutto, #LORO torna in scena al termine di una stagione esaltante! Dopo aver girato per le scuole di Roma, incontrato i ragazzi di Sant’Anna di Stazzema al Museo della Resistenza, i ragazzi di Napoli presso lo Spazio Comunale Piazza Forcella, i meravigliosi attori tornano a Roma, al Teatro India per il Festival dell’Intercultura Roma Città Mondo… Con un cast rinnovato! Ingresso gratuito, non mancate…

18 giugno 2018
ore 21.00

TEATRO INDIA
Lungotevere Vittorio Gassmann, 1

#LORO
Uno di questi giorni prenderemo qualcuno
e lo sbraneremo

INGRESSO GRATUITO (fino a esaurimento posti)

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Esserci e scomparire: nuovi fenomeni del web

Ormai siamo abituati a premere, cliccare, scorrere, condividere. L’azione rapida di un dito si associa facilmente a quella ancor più rapida dell’occhio. Ma qualcosa rimane, dentro di noi, di quelle azioni millesimali, solo apparentemente virtuali. E – ormai i social network ci hanno abituati anche a questo – il virtuale ha ripercussioni fortissime e inaspettate nel reale, in particolare nel mondo più che concreto delle relazioni personali. Ecco allora che al fenomeno già noto del ghosting (ovvero quando una relazione si interrompe d’improvviso, senza spiegazioni, con la sparizione di una delle due parti, che smette di interagire, messaggiare, ecc.) si aggiunge quello dell’orbiting. Un nuovo modo per condizionare la nostra presenza sul web, per tormentare – a lungo andare – la nostra mente nella realtà. Si legge in un articolo apparso sul sito The Post Internazionale (TPI):

Il processo dell’orbiting si verifica quando la persona “sparita dai radar” della relazione ricompare improvvisamente con dei segnali ambigui: mette like a qualche status di Facebook, visualizza le storie di Instagram o comunque interagisce attraverso i social.

Esserci, dunque. Ma allo stesso tempo scomparire. Lo spunto di riflessione riguarda, crediamo, soprattutto l’incapacità di riportare le pratiche digitali nella vita reale, scindendo i due mondi. Una contraddizione che fa del male. A piccoli passi, in modo progressivo e insorabile, come il lento ma irrefrenabile scorrere del dito sugli schermi digitali.

Qui l’intero interessantissimo articolo:

https://www.tpi.it/2018/05/02/ghosting-orbiting/

Loro a Sant’Anna di Stazzema

Ci sono occasioni straordinarie che si presentano all’improvviso, bussano alla porta inaspettatamente. Così per la Compagnia Teatrale MaTeMù, in un giorno di aprile è arrivata la telefonata del Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema. Luogo del Sublime, luogo di terrore (nel ricordo della strage del 1944) e di bellezza (la natura straordinaria che lo avvolge, l’incontro e lo scontro tra mare e montagna), luogo di pensieri.

All-focusCosì il 18 aprile 2018 siamo saliti sul furgone e abbiamo iniziato questo nuovo capitolo dell’avventura #LORO. Un lungo viaggio per due giorni di incontri, di parole e di immagini. Sant’Anna (e il suo splendido Museo) ci hanno accolti come fossimo di famiglia. Il 19 aprile abbiamo mostrato lo spettacolo a moltissimi ragazzi di scuole medie e superiori, ascoltato i loro commenti rivisto il nostro lavoro nei loro occhi.

#LORO ha, soprattutto, incontrato la Storia. Storia di odio che è diventato violenza, strage, devastazione. Quell’odio che spesso sottovalutiamo o di cui sorridiamo quando lo leggiamo sugli schermi, è quello stesso sentimento che ha mosso e contaminato gli animi di qualcuno, trasformando uomini in mostri incontrolabili.

All-focusVedendo Sant’Anna, paese che sembra isolato ancora oggi, in cima alla montagna, ripensando a quella tragica mattina del ’44, alla discesa dei nazisti dalla cima del monte… Abbiamo pensato a quanto sia inutile dire “spengo il computer e tutto scompare”. La rabbia e l’odio si muovono fuori dalla rete, appena possibile e ci invadono ogni giorno.

Il cambiamento può partire anche da questo, da questa consapevolezza che nulla è scontato, nulla è mai sufficiente. Che non si Resiste mai abbastanza.

Un grazie di cuore a Simone Caponera che ci ha ospitati e che ogni anno fa un grandissimo lavoro per animare il Forum Giovani del paesino della Versilia. Salutiamo Sant’Anna, sola nello splendore, allegra “nonostante”.

#Loro torna a teatro!

Dopo il grande successo dello scorso giugno torna in scena lo spettacolo sugli haters!

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Teatro Cometa Off
Via Luca della Robbia 47, Roma 
(Testaccio – Metro B Piramide, Tram 3 e 8)

Dal 12 al 15 Dicembre 2017 matinée per le scuole.
Dal 14 al 17 Dicembre 2017 soirée per il pubblico.

Info e prenotazioni: 
Tel. 0657284637 (dalle ore 16:00) – Email: cies@cies.it
www.cies.it – Fb: Matemù

Fatti e Opinioni

C’è un nuovo fenomeno che circola nella rete e non solo: la post-verità (post-truth l’originale inglese). Il fenomeno è complesso e nasce, addirittura, legato a eventi di portata mondiale (affonda le sue radici negli anni della guerra in Iraq voluta dal Presidente Usa Bush) e le sue ramificazioni hanno ormai contagiato il nostro modo di leggere, scrivere, diffondere le notizie. Al solito sono i social network i protagonisti principali, anche in questo caso più incisivi delle testate giornalistiche classiche. Una notizia viene pubblicata, condivisa, si moltiplica potenzialmente all’infinito… Ma come verificare i contorni di questa notizia? Siamo sicuri si avera, interamente o in parte? Troppo spesso non abbiamo tempo di verificare, clicchiamo sul comodo tasto “condividi” e il gioco è fatto. La maggior parte di queste notizie fanno da cavallo di Troia per opinioni spesso forti, legate per lo più a fenomeni di diffidenza, paura, discriminazione. Nel caso del terrorismo la cosa prende una piega anche folle che – con l’obiettivo di rassicurare – diffonde iperbolicamente la Paura. Esemplare il caso del calciatore zazzalucano Simone Zaza. Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 venne diffusa l’immagine che vede qui accanto. Un meme creato per scherzo che ha scatenato una vera guerra di commenti violenti. Nessuno si è preso il tempo giusto per verificare la notizia, che avrebbe portato a scoprire in quel volto un calciatore milionario di Matera. Anche dopo lo smascheramento, molti utenti si sono ostinati a difendere il loro odio, la loro rabbia, come qualcosa di sacro. Si trattava – si evinceva dai successivi commenti – di una questione di opinioni su fatti profondamente drammatici. Ancora una volta l’opinione, quindi, si è confusa con e a scavalcato i fatti. Credendo di parlare col cuore finiamo per appiattire la realtà, modificarla noi stessi, come tante onde gravitazionali da tastiera rinneghiamo spazio e tempo, generiamo una dimensione distorta e, a volte, autodistruttiva.

Nel film Pixar Inside Out, la protagonista Gioia urta per sbaglio delle scatole sul Treno di Pensieri. Ne fuoriescono decine di tessere, che si mischiano. “Oh no!” – esclama – “Questi Fatti e Opinioni sono così simili! Come facciamo a distinguerli?”. “Oh, non preoccuparti”, risponde Bingbong, “Succede di continuo!”.

 

Molto odio per nulla

Chi sono gli haters? E perché odiano così tanto? Due domande fondamentale dalle innumerevoli risposte. Nell’articolo de Il Fatto Quotidiano di cui segue il link, viene affeontata una panoramica dettagliata ma inesorabilmente parziale. L’articolo è dello scorso anno e la tecnologia, si sa, corre veloce. Oggi tutti odiano online. E ormai anche gli obiettivi sono infiniti. Non più solo l’odio per il “diverso” (razzismo, omofobia, odio di genere) ma anche una nuova categoria, a mio parere, si fa sempre più avanti: gli odiatori degli odiatori. Eh sì, perché anche in pir giusta difesa delle numerose categorie oppresse, si levano eserciti di utenti dal tasto infuocato, capaci di far degenerare in rissa ogni discussione. Ormai possiamo dire di non essere più al riparo da nessuna parte. Pagine di fan, comitati di quartiere, gruppi Facebook legati persino a ricordi o piccoli eventi, diventano terreni fertili per sanguinose battaglie. L’articolo del Fatto resta comunque una prima guida utile per approcciare il fenomeno. Resta da chiedersi quando e come fermare un fenomeno che appare inarrestabile. Il medium, come lo chiamano i sociologi, internet, facilita la “percezione” dell’anonimato, della protezione. Ma da utente con un nome, ci si sente anche caricati di una responsabilità personale su scala generale, per così dire: interrompere un supposto sopruso, combattere un’ipotetica violenza. Occhio per occhio, sembrerebbe quasi. E degenerare è facilissimo. Da fermi, nella propria stanza, si fa presto a caricarsi di rabbia. Ci sembra di potere tutto. Le risposte ritardano, abbiamo tempo di formulare controrisposte e si alza sempre la posta a ogni rilancio. Ormai non più per danneggiare una determinata categoria (l’articolo parla, giustamente, di omosessuali, donne vittime di violenza, ecc.) ma solo e unicamente per opporsi all’altro, l’interlocutore del momento. Odi occasionali, che veicolano un virus pericolosissimo e per il quale – un po’ tutti, ammettiamolo – non abbiamo sufficienti anticorpi.
Ecco l’articolo de Il Fatto Quotidiano:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/internet-haters-chi-e-e-come-si-comporta-chi-odia-in-rete-obiettivi-dalle-donne-ai-gay-fino-agli-ebrei/2947067/ 

Dizionario delle pratiche web

Su internet – sui social specialmente – “facciamo cose”: scriviamo, postiamo, inoltriamo, mettiamo like, commentiamo, diffondiamo. Ma a queste pratiche non diamo un nome, benché lo meritino, visto che occupano una parte importante della nostra giornata e, sempre più spesso, condizionano il nostro umore, le nostre stesse azioni, la nostra vita. Star svegli la notte per controllare l’andamento di un post, accanirsi contro un post/utente controverso, esprimere ossessivamente sentimenti positivi… Qualcuno ha classificato queste pratiche. E gli ha dato un nome.
Vamping, Exclusion, Hate-Speech, ecc. sono solo alcuni dei vocaboli individuati per definire il nostro comportamento on-line. È importante dare un nome a ciò che facciamo. Farlo ci rende più consapevoli.

Un utilissimo articolo di Repubblica.it, uscito lo scorso anno in occasione del Safer Internet Day (Giornata per la Sicurezza Online, 7 febbraio) propone un elenco delle pratiche più diffuse. È facile ritrovarsi in molte di esse. A volte ci siamo in modo sano, inconsapevole, “leggero”. Ma p bene – ripeto – dare un nome alle cose: potrebbe capitarci di scoprire di essere prigionieri di una “sindrome” da cui allontanarsi al più presto… Come da ogni vizio eccessivo…

L’ARTICOLO DI REPUBBLICA.IT
http://osservatorio-cyberbullismo.blogautore.repubblica.it/2017/02/06/safer-internet-day-il-dizionario-dei-pericoli-2-0

#Loro al MAXXI di Roma

maxxiDopo il successo dello scorso giugno al Teatro Cometa Off di Roma, #Loro torna in scena per una serata straordinaria, in una cornice speciale: il Museo MAXXI di Roma. Nel meraviglioso complesso di Via Guido Reni ideato dall’artchitetto Zaha Hadid, il 15 ottobre alle ore 21.00, i ragazzi della Compagnia MaTeMù torneranno a parlarci di tutto l’odio del web. a serata è a ingresso gratuito.

Vi aspettiamo!

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Le conseguenze dell’odio

Sedia, computer, stanza magari buia, ora tarda… Sono tutti elementi che ci fanno sentire sicuri, protetti. Crediamo (forse inconsciamente, istintivamente) che qualsiasi cosa passi per i social-network possa rimanere lì, in quella stanza protetta. Ma non è così. Le parole digitali diventano fatti, nel mondo reale. Odio, disprezzo e insulto si usano, ormai, con 

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grande facilità. Ma quali sono le conseguenze dell’odio? Di certo ce ne sono di “emotive” (e lo dimostrano le centianaia di suicidi che avvengono nel mondo ogni anno a causa di fenomeni riconducibili al cosiddetto cyber-bullismo): chi è vittima di odio passa dalla rabbia alla frustrazione fino alla disperazione più nera o la depressione. Ma non esistono solo conseguenze emotive. Da qualche tempo iniziano a realizzarsi le prime conseguenze legali di pratiche d’odio manifeste. Ne parla Marco Cervellini della Polizia Postale dalla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/Marcovalerio-Cervellini-489060001148908/, sempre ricca di informazioni utili per i naviganti):

La notizia è di qualche giorno fa: anche un semplice “mi piace” può essere considerato reato. La Procura di Brindisi ha rinviato a giudizio sette persone per aver messo “mi piace” a un post considerato offensivo.La Corte di Cassazione aveva già stabilito che un post o un commento su facebook, poteva far scattare l’accusa di diffamazione a mezzo stampa. Adesso la Procura brindisina sembra inserire tra i reati anche il “mi piace” a un post giudicato offensivo. In Italia sarebbe la prima volta, ma già in Svizzera la Magistratura ha sentenziato che i “mi Piace” sotto post/commenti diffamatori, sono loro stessi responsabili dello stesso reato.In novembre inizierà il processo, ma secondo alcuni esperti difficilmente si arriverà a una condanna. Manca il dolo, cioè la volontà specifica di agire in un gesto ormai diventato automatico.Comunque sia, bisognerà aspettare la Cassazione per una sentenza definitiva. Se la sentenza fosse di condanna sarebbe il caos, già oggi la Polizia Postale riceve da 100 a 200 denunce al giorno per offese su Facebook. Se si dovessero aggiungere quelle per i “mi piace” il numero delle denunce aumenterebbe in modo esponenziale.